memories

Perché non ho smesso di viaggiare dopo gli attentati di Londra

Avrei voluto scrivere un altro post in questi giorni, sulla mia agenda c’era una riga fra i “to do” scrivere “in astinenza da carta d’imbarco“, un post nel quale raccontare quanto mi manca avere una carta d’imbarco per un volo che mi porti dall’altra parte del mondo, dormire in aereo e recuperare tutti i film non visti e i libri non letti in quelle 12-13 ore sospesi per aria.

Ma oggi voglio fare un’altra riflessione. Perché malgrado fossi a Londra nel luglio 2005 nei giorni degli attentati che trasformarono la city, ho continuato a viaggiare. Dieci anni fa mi trovavo a Londra e fu per un caso o per il destino che non mi trovassi fra metropolitane e bus a Londra. Fortunato fu un infortunio che ci costrinse a casa quella mattina con l’abbonamento settimanale dei mezzi pubblici londinesi – allora ancora di carta non come Oyster card come adesso – che segnala “scade il 7 luglio 2015“. Il giorno degli attentati. Non si riusciva a capire nelle prime ore, le linee telefoniche erano saltate e dall’Italia cercavano di rintracciarci senza riuscirci. Ore di apprensione, ore di agitazione. Mi ricordo che il primo che riuscì a trovarmi fu mio zio che quando risposi pronto tirò un sospiro di sollievo prima di parlare.

Eravamo fissi intorno al televisore acceso, i sottopancia rimandavano notizie frammentarie. La prima versione fu “incidente”.

Il bilancio di quegli attacchi suicidi su metropolitane e bus fu di 56 morti e 700 feriti. Londra era stata scelta come capitale delle Olimpiadi del 2012 il giorno prima e a Trafagar square campeggiava grandissimo 2012.

Oggi ad Hyde Park c’è un memorial per le vittime del 7 luglio 2015: il 7 july memorial. Durante il giro del mondo del 2014 Londra è stata il nostro hub, punto di partenza e punto di arrivo del completo giro del mondo fatto in 12 tappe. 

Uno dei momenti più emozionanti è stato ritrovarmi lì. Al Memorial per le vittime del 7 luglio 2005. Raccogliermi in silenzio fra i filari di queste vite spezzate sotto il cielo della prima città che mi aveva accolta come viaggiatrice.

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Una città che senza hashtag e senza social seppe rialzarsi subito, camminare composta, unita sotto il motto “I’m not afraid”. E su quel motto tornata all’università realizzai un progetto multimediale, un video con le immagini più belle di Londra, le più ironiche e iconiche e un testo che era pressappoco questo:

La paura non può fermarci, il terrore non può impedirci di essere uomini e donne liberi di vivere e scoprire il mondo e definire il nostro tempo.

Per questo leggo di tante persone in dubbio sul partire oppure no. Di certo se si decide di farlo non lo si fa con uno spirito leggero, pesa su tutti questo orrore mondiale vissuto attraverso i media, pesa l’incertezza, la paura a tutte le latitudini.

Ma non possiamo e non dobbiamo rinunciare. Ai viaggi, a conoscere, a scoprire, a confrontarci, a sederci in poltrona per vedere un film, a pogare ad un concerto, a fermarsi al tavolino di un bar in centro, a prendere la metropolitana, a salire su un autobus, a vivere e a viaggiare.

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